INTERVISTA
Intervista:

1) Dopo una lunga carriera musicale puoi affermare di aver trovato la tua maturità e personalità artistica con "Tras os montes"?
Maturita' forse si, anche se non sono io a doverlo dire...Le diverse fasi, emozionali e tecniche che stanno dietro e dentro una canzone forse ora le conosco abbastanza da poter dire: ecco cosi mi piace...senza cambiare idea dopo un mese! Personalita' artistica e' una cosa che decisamente solo chi ascolta puo' percepire, emozionalmente. Se intendi "la mia poetica" direi che era gia' tutto li', o quasi, 30 anni fa! Si parla sempre delle solite 4 o 5 cose...

2) Quali sono state le influenze musicali ed artistiche che ti hanno accompagnato nella realizzazione di questo album?
Riferimenti che avevo attorno mentre componevo e registravo direi gli album recenti di Leonard Cohen, Damien Rice, Anthony and the Johnson, Laurie Anderson, Ivano Fossati e Paolo Conte. Ma io ascolto quasi solo classica, da anni ormai, Debussy, Mahler, Sciostakovich, Puccini. E jazz, Coltrane soprattutto.

3) Perché hai deciso di realizzare un album acustico e senza l'utilizzo di una batteria vera e propria?
L'ho sempre fatto un po'. Il suono in genere del "rock" o simili chiude troppo sul piedino che batte e tutto diventa uguale a se' stesso. Ma in altri lavori, passati e futuri, la batteria c'e' eccome!

4) Nei tuoi pezzi è possibile intuire una certa attitudine politica. Ti identifichi in questa prospettiva?
Un artista vive nel suo tempo, tra gli uomini del suo tempo. Tutta la musica, se ha una sua poetica, parla di politica. Anche quando parli d'amore, del tuo ombelico, della guerra o dell'emigrazione. Io cerco di stare dentro una tradizione di enorme spessore, l'unica che ha valore per me, la musica come martello e non come specchio, della propria vanita', intrattenimento, vuoto morale, mercificazione. Phil Ochs, Woody Guthrie, Guccini, Lolli, Giovanna Marini e tanti tanti altri, insomma.

5) Quali sono le tue aspettative future dopo l'uscita di questo album?
Scrivere altre canzoni, pubblicare altri dischi, suonare dal vivo canzoni vecchie e nuove. Quello che ho fatto sempre...ricevere, come succede talvolta, bellissime lettere, incontrare fratelli e sorelle ai concerti che non ho mai conosciuto. Ripaga di tutto. Il successo, l'industria dell'intrattenimento borghese sono la merda nella quale sparisce il futuro, il mondo nuovo che portiamo dentro.

6) Puoi spiegarci le differenze che hai trovato tra il bucolico Galles, dove hai registrato "Tras os montes" e l'industriale Torino?
Io cerco le cose in comune, al di la' delle diversita' evidenti, nel paesaggio, lingua e passato. La collettivita', la solitudine, la dignita' di vite mai cantate, il lavoro duro e senza compromessi sulla propria poetica. Il Galles non e' bucolico ne' Torino e' industriale. Sono luoghi dell'occidente uniformato ma, per me, luoghi anche di memorie, amori e tristezze. Se si sente tutto questo nelle canzoni allora sono buone...

7) Cosa cerchi di trasmettere al tuo pubblico tramite le tue canzoni?
Consciamente nulla. Il fatto musicale e' una cosa molto privata, intima. L'incontro tra una canzone e un uditore, con cuore, anima e budella e' un fatto abbastanza al di la' della mia portata.

8) Quali sono le differenze sostanziali tra quando suonavi nei "Franti" e la tua dimensione solista? E tra il tuo primo album solista e "Tras os montes"?
Franti era un collettivo, assolutamente ferreo nell'essere gruppo ma anche individui separati. Franti era anche una idea di vita quotidiana, della vita artistica, libertaria. Da solo, come detto, resta la propria intimita', la propria nudita'. Se intendi come primo album quello uscito con lo pseudonimo Tony Buddenbrook, tra quest'ultimo e quello c'e' una sola grossa diversita': il primo urlava silenziosamente, questo racconta rumorosamente.

9) C'è una canzone di questo album alla quale sei particolarmente legato?
No, ognuna ri-suona, o perlomeno dovrebbe, nelle altre.

10) Ci sono in programma dei concerti in cui presenterai "Tras os montes"?
Ho un trio, con 2 jazzisti torinesi bravissimi, Max Brizio e Davide Liberti. Abbiamo gia' fatto alcune date. Speriamo di continuare...

11) Che importanza dai, nella tua vita artistica all'interpretazione live?
Molta. Io credo fermamente nell'evento reale, dal vivo, teatro, muisca, danza. E' la civilta' in se stessa, a mio parere.


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