Intervista:
1) Il moniker per una band è molto importante, il vostro è molto particolare: da cosa deriva?
Arecibo è una località in Puerto Rico: c'è una conca naturale dove è situato un enorme radiotelescopio utilizzato dalla SETI, un'associazione
che si occupa di esplorare possibili forme di vita nello spazio. Ad Arecibo sono stati captati alcuni segnali, interpretati come messaggi di forme
di vita intelligenti, e sempre da lì è stato mandato nello spazio un messaggio in codice binario contenente tutte le informazioni fondamentali sulla terra e sugli esseri umani,
con la speranza che possa essere raccolto da qualcuno. Il nome Arecibo per noi rappresenta bene la grande apertura necessaria per comunicare al meglio, senza preconcetti
e senza limiti...comunicare è uno degli scopi della musica: ascoltare e raccontare, confrontarsi e armonizzare le differenze.
2) Siete una band pop-rock, con una particolare attitudine acustica, ma non disdegnate in alcuni brani un approccio più rock-gothic ed in altri elettronico.
Vi riconoscete in questa prospettiva?
Sì, come dicevo prima la musica non può subire restrizioni e confini, quindi siamo molto aperti a tutte le contaminazioni. Il sound acustico è quello più vicino
all'essere umano, ed è quindi un buon punto di partenza, ma poi non è possibile evitare di metterlo in relazione con suoni più esterni e più rappresentativi della
realtà in cui l'essere umano suo malgrado è inserito. Trovare i punti di incontro tra queste diverse dimensioni è stata la nostra intenzione. Sinceramente non
riconosco tanto nel nostro lavoro le influenze gothic a cui tu fai riferimento…non è un genere che ascoltiamo molto, a dir la verità. Ma se tu le hai sentite, da qualche parte
saranno arrivate…
3) Siete stati scelti da Elisa per l'apertura di un suo concerto. Cosa significa questo per voi? Che emozione si prova a suonare davanti a 40.000 persone?
Beh…ha significato molto: così tante persone che ti ascoltano e applaudono ti restituiscono un'energia inaudita, difficile da descrivere e anche da reggere
. Mi hanno fatto capire come mai tanti personaggi famosi vanno fuori di testa: è facile perdere il senso della realtà e della misura. Elisa fortunatamente non
è tra questi: è una ragazza disponibilissima e per nulla esaltata dalla fama. Una bella persona, oltre che una grande artista.
4) Potreste spiegarci in poche parole il significato delle vostre liriche? In pratica quale è il messaggio che cercate di trasmettere con i vostri testi insieme alla vostra musica?
Nei testi parlo spesso di come non sia semplice comunicare attraverso le parole: sono come dei contenitori troppo stretti per le cose che ci vuoi metter dentro
. Però sono necessarie, almeno per avere una traccia da seguire, un'emozione da suggerire. Messaggi espliciti non ce ne sono…diciamo che i testi intendono
essere degli stimoli alla riflessione, delle emozioni raccontate e condivise, dei pensieri a voce alta con la colonna sonora.
5) Che importanza date alla dimensione live?
Enorme: facciamo i cd solo per andare fuori a suonare!! Leonardo Da Vinci diceva che tra le
arti la musica era la più "sventurata" perché, all'epoca, non poteva essere fissata e quindi si poteva goderne solo nel momento della sua esecuzione…questa cosa è
meravigliosa! Oggi ci sono i cd, gli mp3 ecc ecc…ma la musica suonata ha ancora la stessa magia. Ogni esecuzione è diversa dall'altra, anche se della stessa canzone.
Ogni serata è un'alchimia diversa e anche la stessa canzone può suonare completamente differente. E' affascinante: è un inno all'eterno movimento della vita, al rinnovamento
continuo. E poi è interessante il feedback che si crea con il pubblico: quando si stabilisce davvero un contatto, si forma un mulinello di energia, che fa bene a tutti.
La musica nutre, quella suonata/ascoltata dal vivo ancora di più.
6) Quali sono le maggiori influenze che vi hanno accompagnato nella realizzazione di "Audiosfera"?
Avendo la fortuna di avere a disposizione lo studio di Giorgio, i lavori su "Audiosfera" si sono protratti abbastanza a lungo,
direi per circa un anno e ½. Non è stato un lavoro impulsivo: ci siamo stati sopra parecchio sui brani, e ci abbiamo messo
tutta la cura e l'attenzione possibile per farli al meglio, per renderli il più possibile sinceri e coerenti. Un lavoro a volte difficile,
perché armonizzare idee diverse, cercando di rappresentare tutti comunque, non è cosa da poco. Non so se ci siamo riusciti, ma questo è quello che abbiamo tentato di fare.
7) Cosa volete intendere con il termine "Audiosfera", visto che non è una canzone ma solo il titolo dell'album?
Intende proprio quella situazione di cui parlavo prima: mentre proseguivamo le nostre vite, lavoro, studio, ecc…ecc… appena
possibile ci si trovava in studio, e ci si immergeva nella nostra ricerca sonora. A volte tutti insieme, a volte solo alcuni. L'unico che c'era
sempre era Giorgio, ovviamente, visto che è anche il produttore artistico degli Arecibo (e non solo degli Arecibo…).
Era come stare in una bolla: a volte, la concentrazione talmente forte faceva passare il tempo in un lampo. A volte
accadevano momenti di un'intensità pazzesca, altre volte ancora ci si divertiva come cretini, altre ci si scontrava…c'è stata anche qualche lacrima, ma
soprattutto sorrisi… Ed è stato bello ospitare in "Audiosfera" persone stupende come Phil Drummy che ha suonato il didgeridoo, il flauto scozzese e il violino
vietnamita in 3 brani e Marco Brioschi che ci ha regalato un solo stupendo con il suo flicorno. "Audiosfera" era il nostro spazio/tempo sonoro in cui
ci siamo isolati con l'obiettivo comune di realizzare della buona musica.
8) Il video di "Engram" è molto particolare, cosa stanno a significare quella città del futuro e quegli ambienti così alienati? In sostanza chi è Engram?
Il video, tutto in 3D, è di Lele Rainoldi (www.lostdimensions.com), un caro amico, un grande dell'animazione e un visionario, come noi. Aveva già in parte realizzata
questa idea di ambientazione futurista e di un uccello meccanico: quando ha sentito la nostra "Engram" e noi abbiamo visto i provini del video, abbiamo pensato
all'unisono che erano fatti l'una per l'altro. E così abbiamo proseguito insieme. Engram è una zona nel cervello dove si dice sia contenuta la memoria.
Quello che suggerisce il video e il testo è la paura che si perda la nostra memoria di esseri umani, che venga risucchiata dai condizionamenti esterni o
contaminata dalla sfiducia. E' un quadro un po' inquietante, che temo non sia poi così lontano dalla realtà…basta vedere come stiamo trattando il nostro
pianeta, quante guerre ci sono, e come sono mal distribuite le risorse tra la popolazione mondiale. Se c'è una soluzione a tutto ciò, passa di sicuro dal
recupero della consapevolezza della nostra umanità che ci mette tutti in relazione gli uni agli altri, al pianeta e all'universo intero. Diventiamo davvero
grandi quando accettiamo di essere una piccola parte del tutto. "Engram" ci mostra cosa può succedere in caso contrario…
9) Dove viene distribuito il vostro CD?
Principalmente ai nostri concerti. Poi abbiamo qualche punto vendita on line e qualche negozio disponibile che tiene anche gli artisti indipendenti.
L'elenco è sul nostro sito www.arecibo.it.
10) Buona fortuna per la vostra carriera e grazie per l'intervista.
Grazie a voi e in bocca al lupo per tutto!:)
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